Il giardino dei pesci volanti

Vuoto 26Il giardino dei pesci volanti ha iniziato ad esistere nella mia immaginazione quando durante il progetto Landscape Choreography qualcuno ha creato un’immagine con la parola giardino scritta lì dove avrebbe voluto che il giardino si avverasse. Una parola, quella giusta, che evoca esattamente la realizzazione del desiderio.
Quando ho visto quell’immagine l’idea che lì ci fosse già un giardino non mi ha mai abbandonata.

Dopo due anni il giardino è stato realizzato con delle idee che attraversano il mio archivio di forme e colori proprio da un paio d’anni. In quel periodo disegnavo arredi urbani che mettessero allegria, alte aste di metallo che sorreggevano grandi pesci alla sommità, uno per asta, a formare eserciti di pesci volanti, dipinti con smalti vividi azzurri o oro. Relegai al cassetto quei disegni, come molti altri e come spesso accade, mi sono ritornati alla mente quando, con Antonino Agueci, abbiamo iniziato a buttar giù degli schizzi per il giardino del Parco delle mura greche su invito di Michele Loiacono di Labuat.
Il giardino doveva nascere in un piccolo triangolo all’interno di una vasta forma tra erba, fiori, ruderi di mura greche, abitazioni, una scuola media, architetture pubbliche in abbandono e una occupata da associazioni e cittadini che trattano tematiche sociali.
Tutto intorno il cielo vasto e alti palazzi, torri, grattacieli.

Conoscevo bene quello spazio, avevo frequentato quella scuola e avevo passeggiato per quelle viette tra l’erba quando per pochissimo tempo lo spazio inizi  ad essere più vissuto dopo una rigenerazione che si verific  fallimentare per poi tornare in abbandono.
Ho visto da adolescente le mura sorgere dalla terra, messe in luce e ritornare nel nero con cumuli di spazzatura quando ero già in fuga da una sempre più incupente Taranto.
Tornata in città dopo la mia formazione accademica come scenografa, gli studi sulla trasmissione di messaggi poetici da un linguaggio artistico all’altro e sull’osservazione dello spazio e l’azione su di esso come performer, ho riguardato il parco con occhi desiderosi di vederlo rinascere in bellezza, felice dell’invito di fare qualcosa lì.
L’archeotower era occupata e aveva iniziato il percorso con cittadini e associazioni sulla cura del verde, Labuat con un progetto europeo aveva già guardato lo spazio con amore pensandolo come luogo in cui agire artisticamente.

Sono ritornata lì e ho preso il mio tempo per osservare, stare.
Un vasto orizzonte caratterizza il luogo, spezzato dalle linee verticali dei palazzi intorno, in prospettiva vicini e lontani. Il triangolo vuoto era ormai nella nostra testa un giardino, bisognava capire che forma avrebbe potuto avere.
Ritornano così alla mente le alte e sottili innocue e fragili figure di aste che sorreggono i pesci volanti.
In quello stesso spazio nella fallimentare rigenerazione era stata realizzata una vasca d’acqua. Ricollezionando immagini prende vita con facilità l’idea di un piccolo giardino dove vasche tonde di varie misure e colori come dei pois, se viste da una prospettiva aerea, si alternano a piante che amano l’acqua e che possono vivere senza troppe cure come graminacee, bambù nero e bianco, papiri. Le vasche tonde accolgono bulbi di giacinti d’acqua e ninfee che stiamo vedendo germogliare e vedremo fiorire col grande caldo. Tra le vasche sottilissime canne sorreggono pesci di varie misure e materiali, legno, specchio, plexiglass, che performano il vento,  lo rendono visibile, girano con esso.
Ne risulta un luogo delicato e fragile di linee sottili nel mezzo di uno spazio ancora molto trascurato, ma che si riempie sempre più di vita.
Nel rumore di decespugliatori aggressivi che non preservano biodiversità ma favoriscono la tabula rasa e ancora qualcuno che imperterrito usa la terra come cestino della spazzatura, il giardino dei pesci volanti è un piccolo bacio sulla fronte di uno spazio che come tutti anela ad un abbraccio più grande, diffuso.
La fragilità e la delicatezza della cura, dello sguardo e azioni amorevoli, nei luoghi dell’abbandono, creano quello spiazzamento che attira lo sguardo, smuove qualcosa e in qualcuno semina il desiderio di curare il luogo in cui si vive, in contrapposizione con la noncuranza, la dozzinalità, il lavorare con mediocrità e disamore, energie basse e cupe per cui è arrivato il momento di un cambio di rotta.

Con grande sorpresa il piccolo giardino con i suoi pesci preziosi, le sue piante, non ha subito azioni vandaliche, è stato rispettato e attorno a sè ha creato in risonanza momenti di festa e alcuni ‘grazie’ che speriamo tutti si convertano in azioni concrete di bellezza.
Un piccolo Atto poetico ha popolato le vasche in attesa del fiore d’acqua, di un tappeto di fiori di campo disposti sull’acqua come preghiera, come desiderio e attesa delle ninfee e dei giacinti.
Lo sguardo artistico è uno sguardo d’amore profondo, di indagine, ricerca. La sincerità che l’artista deve mettere in quello che fa è dato dal fatto che la buona arte viene dal profondo di chi la fa. Se l’azione non è sorretta da questi valori, non creerà nulla se non ancora immagini da cestinare.

Alessandra Guttagliere

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