Il museo dei cittadini

IMG_1995Ci sono un maliano, una marocchina, una bielorussa, due persiani e tre italiani. Questo non è l’inizio di una barzelletta ma di una bella storia.
Una delle tante storie belle e semplici che si ambientano tutti i giorni, nei luoghi più impensabili della nostra città.
Il luogo dove questa storia si svolge ha in passato accolto altre storie, prima di tutto quelle della comunità armena. Si tratta della piccola chiesa di Sant’Andrea degli Armeni, nella piazza Monteoliveto di Taranto vecchia. Un’unica sala rettangolare di epoca cinquecentesca che oggi continua a raccontare le sue storie insieme a quelle di questi ragazzi.
Daouda, Fatima, Maryia, Mohamad, Shadi, Manuela, Stefania e Giovanni si incontrano tutti i giorni in questa chiesa per lavorare al progetto Quell’angolo di mondo promosso dall’associazione Salam, finalizzato all’integrazione sociale e lavorativa e finanziato da Piccoli Sussidi. Non sono però questi dati a rendere la storia interessante.
La storia di questo progetto è interessante se ascoltata insieme a quella del convicinio di piazza Monteoliveto e del progetto Domus Armenorum. Un gruppo di residenti, Giovanni, Luigi, Mimma, Mimmo, Palma, si uniscono per valorizzare il luogo della città vecchia dove hanno deciso di vivere e facilitare l’apertura e la visita della chiesa degli armeni, da anni colpevolmente chiusa. Condividono la chiave della chiesa ed insieme ad essa le responsabilità di tenere quel posto pulito e accogliente, pronto ad essere aperto al primo visitatore o curioso che lo richieda.
Se passi, una qualsiasi mattina, dalla chiesa, troverai le otto persone dell’inizio della storia intente a produrre i contenuti che presto diventeranno una APP per smartphone e tablet, un’audioguida in francese, arabo, russo, persiano e armeno della città vecchia. Grazie ai fondi del progetto hanno acquistato alcuni tablet da fornire ai turisti e dar loro la possibilità di ascoltare le guide in alcuni punti della città vecchia che troveranno segnalati. Anche in questo caso, non è l’elenco delle attività da loro svolte ad essere importante, quanto la rete di relazioni e di conoscenze che grazie a questo progetto si sta creando intorno alla chiesa.
Ogni volta che ti affacci nella chiesa loro ti sorridono e salutano, li vedi leggere insieme e scrivere ma soprattutto porsi delle domande sul luogo in cui sono. Non hanno l’idea di realizzare un nuovo servizio turistico ma vogliono costruire una nuova idea di turismo e di fruizione del patrimonio architettonico anche “minore” della città vecchia. Li senti parlare di turismo sociale mentre ripuliscono e rendono leggibile la lapide che ricorda, su un palazzo a pochi metri  di distanza, la nascita in quello stabile di Giovanni Paisiello. Ripulire quella targa significa leggere e conoscere il suo messaggio e soprattutto ricordare che, in uno dei tanti palazzi abbandonati e murati della città vecchia, si conserva un  pezzo importante della storia della nostra comunità.
In quell’edificio fino a poco tempo fa ci vivevano delle famiglie. Oggi sono state allontanate per problemi di staticità ed il palazzo risulta vuoto, lasciando intravedere in alcuni panni stesi i segni di una vita recente. Oggi il palazzo è silente, morto. In quel palazzo da anni si parla di realizzare il progetto della casa museo di Giovanni Paisiello  per il quale sarebbe già stato stanziato un finanziamento. Conosciamo purtroppo le storie di questi interventi di recupero in città vecchia, le lungaggini dei passaggi amministrativi e le difficoltà della gestione una volta terminate le opere. Tanti edifici recentemente restaurati sono tornati in poco tempo all’abbandono per l’incapacità di inserirli in una visione strategica e programmare una gestione integrata del patrimonio dell’isola.
L’idea di continuare a vedere il palazzo vuoto, in quella piazza dove tanto si sta facendo per riportare nuova vita e relazioni, intristisce. Ci piacerebbe cambiare il finale di una storia già troppo noto e immaginare una scelta coraggiosa e contemporanea, seguendo il dibattito internazionale sui sistemi museali, spesso in crisi. Sarebbe affascinante valutare un percorso condiviso con i cittadini, le associazioni, le scuole di musica e i conservatori, per costruire insieme il museo dei cittadini dedicato a Giovanni Paisiello.
Un percorso lento e quotidiano, che riservi il giusto tempo allo studio, alla riflessione, alla conoscenza e all’ascolto.Un percorso vivo da subito, che adotti quell’edificio e insieme ad esso la figura di Paisiello e la sua musica, aprendo una riflessione sul ruolo che può avere oggi la musica a Taranto. La casa/museo della vita e dell’abitare. Una casa/museo pensata per rafforzare il messaggio di apertura, accoglienza e adozione che oggi ci arriva dalla chiesa degli armeni, inserita nell’ambito di un turismo sociale o di comunità. Noi, con chi lo vorrà, proveremo comunque a scrivere la storia del museo dei cittadini e ci piace pensare che abbiamo già iniziato a farlo.

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