La rigenerazione urbana in città vecchia e la partecipazione dei cittadini

armeniNel 1969 i dati di rilevamento indicavano per la città vecchia di Taranto una popolazione residente di 15.861 unità per lo più occupata nei settori della pesca, dell’industria e dell’edilizia. Già con il censimento del 1975, all’indomani del tragico crollo di Vico reale, nei pressi di via Cava, si contavano 4000 unità in meno, e l’esodo crebbe man mano che il degrado delle zone limitrofe aumentava, riducendo progressivamente la popolazione residente, fino alle attuali 2.400 unità. I settori produttivi maggiormente colpiti dal degrado sono stati la pesca, l’agricoltura, l’industria e il commercio. Il settore nel quale la popolazione è maggiormente impegnata è quello della pesca e della mitilicoltura. Nel settore dell’artigianato si è assistito ad una notevole perdita di consistenza, tanto per numeri di addetti quanto per numero di botteghe. Il settore del commercio è entrato ugualmente in crisi, in quanto rivolto quasi esplicitamente ad una domanda interna. Allo stato attuale, nonostante numerosi progetti di riqualificazione, non sono in atto progetti di ampio respiro che vedano un coinvolgimento diretto, anche da un punto di vista occupazionale, degli abitanti stessi del quartiere. Il lavoro così svolto sulla “pietra” non produce un reale miglioramento delle condizioni di vita e destina gli stessi edifici restaurati a essere presto abbandonati e a ritornare in uno stato di degrado.
La città vecchia di Taranto appare oggi una città fantasma. Nella realtà dei fatti invece, nei sotterranei, nell’intimità degli spazi privati, in tanti magazzini, solo apparentemente abbandonati, c’è una vitalità che a volte riserva grandi sorprese. Tutto quello che avviene, nell’informalità dei processi, è veloce e dinamico e difficilmente i progetti ufficiali e le normative delle pubbliche amministrazioni, con i loro tempi ben più lenti, riescono a stare al passo con quello che avviene.
Nella realtà dei fatti ci sono due livelli di risposta ai molti problemi del centro storico di Taranto.
Dal piano Blandino ai progetti di Urban II, dall’Area Vasta ai Piani Città, innumerevoli sono stati i tentativi di rigenerazione urbana che si sono fino ad ora arenati, soprattutto di fronte alla difficoltà di reperire i fondi necessari per tutelare e ristrutturare l’immenso patrimonio immobiliare diffuso, e subito dopo renderlo vivo con attività, idee e start up di microimprese.
Sul piano informale si assiste invece a una molteplicità di dinamiche: scambi di case pubbliche attraverso accordi verbali e fiduciari fra parenti e amici, logiche di auto-sostentamento verso le persone con maggiori disagi sociali, auto-recupero di spazi pubblici, sopraelevazioni, architetture parassite.
Particolarmente deplorevoli sono le condizioni del Patrimonio Culturale dell’isola, risorsa di inestimabile valore che lungi dall’essere una opportunità di riscatto, morale, sociale ed economico, costituisce ad oggi una debolezza se non un problema vero e proprio. Un chiaro esempio di questa condizione è rappresentato dalla vicenda della Chiesa di San Paolo, risalente al XVI secolo, ubicata in via Pentite, a pochi passi dal Duomo da tempo chiusa, abbandonata, incustodita e consegnata al degrado ambientale. A febbraio del 2011 i suoi muri si sono sbriciolati, è crollato il muro perimetrale e poi ha ceduto una parte della cupola, le cui macerie hanno investito delle auto parcheggiate ed una persona, che solo per miracolo non ha subito gravi danni.
Al momento di intervenire per ripristinare le essenziali condizioni di messa in sicurezza dell’area, ci furono notevoli problemi finanche per risalire all’effettiva “proprietà” del bene, condizione questa, che è purtroppo comune a tante, troppe altre testimonianze architettoniche della città vecchia. Ci troviamo di fronte a una strana situazione dove il pubblico non è capace di prendersi cura totalmente del suo immenso patrimonio storico-artistico, che si perde giornalmente, ed il privato, abituato a ragionare “alla giornata”, cerca di sfruttare tutto quello che ha a disposizione in loco, portando avanti, a volte inconsapevolmente, progetti di auto-costruzione e auto-recupero, microimprese informali, che hanno come base una grande umanità e attenzione sociale, e a volte sono veri e propri progetti “culturali”.

La proposta dell’Associazione LABUAT,  è quella di sperimentare nuove forme di tutela, valorizzazione e gestione partecipata del patrimonio culturale diffuso nell’isola, partendo come intervento pilota da quella che consideriamo una “buona pratica” già in atto, la “cura spontanea” da parte di cittadini residenti e qualificati operatori culturali della chiesa di Sant’Andrea degli Armeni. “Cura” che quest’associazione intende stimolare e supportare con il progetto “DOMUS ARMENORUM”.

IL “CONVICINIO” di Sant’Andrea degli Armeni. Un bene relazionale, oltre che culturale.
Proprio intorno alla chiesa rinascimentale di Sant’Andrea degli Armeni infatti, era urbanisticamente organizzata una delle più interessanti piazzette della città vecchia di Taranto, quella di Monteoliveto (già Largo del Giesù). L’edificio racchiude un alto valore storico, essendo la sua edificazione “a fundamentiis” del 1573 avvenuta per sostituire un omonimo edificio di culto preesistente, connesso con lo stanziamento in città vecchia, nella vicina Piazza S. Costantino, di un consistente nucleo di Armeni giunto in Puglia nell’XI secolo al seguito dei Bizantini. Su piazzetta Monteoliveto oggi, si affacciano ancora, a pochi metri l’una dall’altro, l’enorme fabbrica settecentesca della Chiesa dei Gesuiti (Madonna della Salute), in attesa del completamento dei lavori di restauro, il palazzo che diede i natali a Giovanni Paisiello, tra i più importanti e influenti compositori d’opera del Classicismo, aspirante museo a rischio crollo, ed il settecentesco Palazzo Gallo, già acquisito da privati. La chiesa e parte delle pertinenze, già sconsacrate e cedute dal Demanio a privati agli inizi dell’Ottocento, furono assegnate in fitto ed adibite a spaccio di vino piuttosto che ad abitazione1, ed infine utilizzati come laboratorio da un falegname, fatto questo che l’ha sicuramente preservata dai danni legati al degrado seguente all’abbandono e al vandalismo comune.
Il monumento, di singolare rilevanza artistica e culturale anche se “misconosciuto”2, dopo il tragico crollo della chiesa di San Paolo di Via Pentite, è tra le ultime testimonianze architettoniche dell’arte rinascimentale a Taranto. Risulta essere nelle disponibilità del Comune di Taranto nel 1980, anno in cui l’arcivescovo di Taranto, Mons. G Motolese, su richiesta dello stesso, consentì alla cessione dell’intero complesso3, per svolgervi i lavori di consolidamento e restauro delle consistenze pittoriche e gli scavi archeologici, da cui fu effettivamente interessata nel 1984. Fu quindi possibile predisporre il progetto di restauro che fu affidato all’arch. R. Binetti. Il progetto, provvisto di accurati rilievi della chiesa e dell’isolato circostante, tenne conto non solo del recupero fisico degli edifici ma anche di quello sociale e culturale dell’intero isolato di S. Andrea.

Il “complesso” constava al momento dell’intervento, oltre che dell’aula della chiesa, anche di una canonica e di una sagrestia. Più recentemente, la sacrestia e la canonica/falegnameria – i cui ambienti conservano alcune testimonianze archeologiche – sono state acquisite e quindi inglobate all’interno di una struttura turistico ricettiva, l’Hotel Residence Sant’Andrea degli Armeni4, mentre l’aula della chiesa, recuperata con fondi pubblici e rimasta abbandonata, è stata al centro di una serie di azioni tese alla sua valorizzazione e promosse da residenti, comitati di quartiere, associazioni culturali, ONG, Fondazioni e semplici cittadini. Tra queste, le manifestazioni artistiche e culturali a seguito “dell’adozione” di P.zza Monteoliveto (bando pubblico Piazza mia bella Piazza, Delibera di Giunta Comunale n.51 del 31/03/2011) e quindi il ripristino delle condizioni di decoro e fruibilità della chiesa, la partecipazione alle Giornate Europee del Patrimonio 2012 con la riapertura straordinaria della stessa e le visite guidate gratuite5, e l’adesione alla VI edizione del
censimento internazionale “I Luoghi del Cuore”, promosso dal Fai (Fondo Ambiente Italiano) , che ha raccolto le segnalazioni, anche in rete, di 6.122 cittadini, posizionando la Piazza, concepita come bene unitario, e quindi la chiesa di S.Andrea degli armeni al 41° posto tra i beni del patrimonio culturale italiano da valorizzare, e per i quali si chiede, e si è chiesto, un concreto intervento alle Amministrazioni. La Piazza è posta al centro degli ambiti prioritari per interventi di recupero urbano predisposti in più occasioni da quest’ultime, così come individuato sia nella più generale strategia di “Rigenerazione del centro storico”, riavviata dalla A.C. con la delibera di indirizzo G.M. n. 191 del 17/11/2010, sia con il “Programma di Rigenerazione del Patrimonio Comunale”, già elaborato ed approvato con Del. C.C. n. 148 del 01/12/2010, oltre che nell’Avviso Pubblico per la presentazione di manifestazioni d’interesse finalizzate alla redazione del “Contratto di Valorizzazione Urbana – Piano Città Taranto” (Legge n. 134 del 7 agosto 2012, Piano Nazionale per le Città, cd. Decreto Sviluppo predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), che per l’ambito “Città Vecchia” prevede di creare occasioni di integrazione sociale e funzionale promuovendo nuove opportunità per i cittadini ed un richiamo per i potenziali turisti, oltre che il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio per favorire l’insediamento di attività turistico ricettive, culturali, commerciali e artigianali in un contesto urbano caratterizzato da disagio sociale. Per la chiesa di Sant’Andrea degli armeni in particolare, oltre che per quella dei SS Medici in Via di Mezzo (anch’essa non fruibile,) il Comune di Taranto risulta beneficiario di Fondi Strutturali relativi alla programmazione 2007/2013 nell’ambito del programma POR FESR PUGLIA, che ha come obiettivo quello di tutelare, valorizzare e promuovere i beni storico-culturali al fine di aumentare l’attrattività territoriale 6. Allo stato attuale nessun intervento amministrativo in tal senso, sembra aver dato seguito alle previsioni, né una risposta alle tante, positive, sollecitazioni “bottom up” provenienti da varie realtà della comunità. Nessun Ente, di nessuna natura, rivendica il bene architettonico come di propria competenza, generando un corto circuito burocratico ed un’assenza di interlocuzione che limita le progettualità e rallenta notevolmente i processi di valorizzazione integrata. Nel frattempo un gruppo di cittadini residenti nel “vicinio” continua a prendersi cura spontaneamente della chiesa cinquecentesca, considerandola come elemento integrante della qualità dello spazio urbano della Piazza, salvaguardandola dal degrado e garantendo volontariamente le condizioni di pulizia, decoro e fruibilità a fini turistici e socio culturali.

DOMUS ARMENORUM: per la gestione partecipata del patrimonio culturale diffuso dell’isola.
L’idea alla base del progetto DOMUS ARMENORUM è quella di trasformare in opportunità questo punto di forza, provando a supportare queste pratiche spontanee e ad innescare processi di “riqualificazione del vicinio” mediante la valorizzazione di uno dei “suoi” beni culturali, la chiesa, intesa nella sua più ampia e inclusiva dimensione di bene sociale. In un sistema integrato di valori e di relazioni. Un luogo inevitabilmente intrecciato alle persone che lo abitano: uno spazio comunitario da trasformare in reale vantaggio competitivo per aumentare davvero l’attrattività turistica dell’isola, rafforzare la coesione sociale, migliorare la qualità della vita dei residenti e promuovere l’avvio di micro processi di sviluppo socio economico locale. Oltre che permettere più ampie forme di partecipazione dei cittadini ai processi di rigenerazione urbana.
Scopo del progetto è quindi la sperimentazione di un modello di recupero e insieme di gestione partecipata del patrimonio culturale architettonico diffuso dell’isola, partendo dal caso della chiesa armena di Monteoliveto. L’obiettivo è quello di valorizzare le potenzialità del bene derivanti da una sua piena fruizione a fini culturali e turistici e dalla formazione di cittadini capaci di offrire piccoli servizi. Il mezzo per raggiungerlo, il coinvolgimento diretto di quelli stessi cittadini – tra operatori culturali e semplici volontari – che si prendono cura della stessa. Il risultato che si auspica di raggiungere è quello della valorizzazione dell’immobile in funzione della creazione di un piccolo laboratorio urbano per la cultura e i servizi al turista, e l’inserimento della chiesa oltre che della piazza che l’ospita in un itinerario di fruizione turistica dell’isola, in rete con le altre risorse già fruibili e le realtà associative, culturali, di operatori del turismo operanti in città vecchia, e con le comunità armene presenti in Italia a livello regionale e nazionale.
L’iniziativa che si intende proseguire è quindi finalizzata a promuovere la piena ed effettiva fruizione pubblica del bene, assicurando che lo stesso venga adibito ad usi compatibili con il suo carattere storico artistico, tali da non arrecare pregiudizio alla sua conservazione, ed è inoltre pienamente coerente con quanto recentemente approvato dalla Legge regionale n. 17/2013 “Disposizioni in materia di beni culturali” ed in particolare con quanto si afferma al comma “e” dell’art. 4 “Compiti della Regione” ed al comma “a” dell’art. 8 “Funzioni e compiti dei Comuni”, relativamente alla collaborazione con Istituti, centri e associazioni culturali diffusi sul territorio e alla partecipazione degli stessi alla valorizzazione del patrimonio culturale e allo sviluppo di attività e servizi connessi, oltre che alla promozione della più ampia partecipazione dei cittadini ai procedimenti di pianificazione e programmazione relativi al patrimonio culturale, con particolare riferimento ai Piani integrati di valorizzazione e gestione e agli Accordi di valorizzazione. Esempi di custodia e gestione di un bene culturale affidata ai cittadini residenti nelle sue immediate adiacenze sono informalmente portati avanti da anni, con successo, per le antiche chiesette di San Toma a Massafra e San Nicola in Montedoro a Martina Franca, entrambe ubicate tra le abitazioni dei rispettivi centri storici.
Obiettivo principale delle iniziative culturali che l’associazione intende mettere in campo nell’immediato è la valorizzazione integrata del bene, finalizzata alla sua promozione, all’apertura al pubblico ed all’inserimento dello stesso nei principali itinerari turistici, in accordo con le strategie messe in campo dall’agenzia Pugliapromozione, oltre che la progettazione di piccoli eventi e manifestazioni culturali e artistiche di supporto.

L’associazione intende inoltre, volontariamente ed a proprie spese, attivare un laboratorio di autocostruzione per fornire la chiesa degli elementi d’arredo e delle suppellettili più idonee a fornire piccoli servizi di informazione e assistenza al turista, riqualificando al contempo il decoro urbano della piazzetta che l’ospita. Il coordinamento generale delle attività sarà curato dal dott. Giovanni Berardi, esperto e qualificato operatore dei beni culturali, guida turistica accreditata, già responsabile di progetto di tutte le iniziative già messe in campo per la valorizzazione della chiesa armena e tutor didattico del Corso di specializzazione #Patrimonioculturale: nuovi strumenti per la valorizzazione integrata (PO Puglia 2007-2013 Asse IV Avv. TA 03/2013), promosso dall’Istituto d’Istruzione Professionale di Taranto in partnership con quest’associazione, nell’ambito del quale alcuni giovani operatori del settore cultura si stanno cimentando in uno studio di valorizzazione del bene. Il responsabile di progetto agirà di concerto con i residenti stessi del vicinio, garantendo la qualità progettuale e culturale delle iniziative e la dovuta oltre che necessaria partecipazione dei cittadini e di tutte le realtà che vorranno collaborare e sostenere il progetto DOMUS ARMENORUM.
A tal fine si richiede, a tutti i soggetti istituzionali in indirizzo, ognuno per quanto di propria competenza, di programmare quanto prima un incontro con i rappresentanti dell’ass. LABUAT e con i cittadini residenti interessati, al fine di condividere, pianificare, individuare insieme le migliori possibili forme di collaborazione per contribuire alla conoscenza, alla conservazione e alla fruizione del patrimonio culturale dell’isola, al rafforzamento dell’identità storica e culturale, allo sviluppo sostenibile del territorio e alla promozione dell’inclusione sociale della popolazione residente, partendo dalla buona pratica della chiesa di Sant’Andrea degli Armeni.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: