Inaugurazione del Cantiere Maggese

Uno spazio aperto, un luogo pubblico destinato alla creatività giovanile nel cuore della città vecchia di Taranto: è il Cantiere Maggese, laboratorio culturale urbano che da domani finalmente aprirà le sue porte alla città.

E’ un piccolo passo in avanti, uno spiraglio di luce in questa isola lasciata da troppo tempo al buio.

E’ la scommessa che dal binomio creatività-giovani possa nascere anche a Taranto – e soprattutto in una parte della città fragile quanto mai bisognosa di urgenti “cure” – nuova linfa capace di risollevare e far cadere uno stato d’animo generale di rassegnazione, frustrazione, desolazione.

Noi, dell’Associazione Labuat, crediamo fortemente nelle potenzialità di questo grande progetto voluto fortemente dalla Regione Puglia. Ed è a questo progetto che, ancor prima della nostra costituzione in associazione, abbiamo deciso di guardare, e di sostenere.

Per noi rappresenta il punto di partenza di un arduo percorso di progettazione urbana e culturale partecipata. Un modo per risalire la china avendo un nuovo punto di riferimento, un  pilastro su cui reggersi in un terreno disagevole e  traballante.

Proprio nell’area retrostante l’edificio che ospiterà il Cantiere Maggese, un palazzo di Vico Reale subì un grave crollo . Alle ore 14.30 del 13 maggio 1975 ( molti l’avranno già dimenticato – qualcuno più giovane non ne è neppure a conoscenza) crollava una palazzina di tre piani dove morirono 6 persone di cui tre bambini.

L’ennesimo crollo di una lunga serie che sconvolgerà il tessuto sociale, economico ed urbano.

Ecco perché il Cantiere Maggese acquista ancora più significato e valenza. Da epicentro di un esodo traumatico, teatro di separazioni sofferte ed abbandono, per noi Cantiere Maggese ha tutti i requisiti per diventare epicentro culturale e sociale, epicentro della inventiva giovanile su cui scommettere e da cui partire.

Uno spazio dedicato ai giovani, al loro diritto di essere sostenuti nelle scelte di un lavoro creativo, al loro desiderio di esprimersi, e che sia di utilità alla stessa città vecchia e ai suoi abitanti. Uno spazio che serva a sollecitare le coscienze, e a stimolare la riflessione sulla “città vecchia”, uno spazio che sia capace di “ascoltare” e di “dialogare” col territorio che lo ospita.

Da quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nella città vecchia, inseguendo il “sogno Cantiere Maggese” da oramai circa tre anni, abbiamo sempre cercato di creare un rapporto diretto con gli abitanti del quartiere di Largo San Gaetano – Vico Reale – Via Cava, che è diventato sempre più stretto.

L’intreccio delle relazioni, la reciproca conoscenza, la condivisione delle stesse intenzioni,  ha fatto accendere una scintilla in questa parte di città. Nella nostra avventura urbana, abbiamo scoperto storie, persone, luoghi. Abbiamo sentito e percepito emozioni inespresse. Abbiamo raccolto e portato sulle spalle, bisogni manifesti ma inascoltati come la messa in sicurezza di edifici dissestati, il verde pubblico, e spazi dedicati all’infanzia. Da questi volti, luoghi, bisogni siamo partiti: hanno segnato le  tappe del nostro cammino, dell’esistenza stessa della nostra associazione. Coniugando la forte finalità sociale a quella professionale sono nate esperienze significative come “Park-Urka” – la costruzione di un parco giochi antistante il prossimo Cantiere Maggese – e “Terrarét” a Largo Petino (ex Fornace).

Queste esperienze per la loro valenza sociale e culturale devono – a nostro avviso – essere raccolte e trasportate nell’importante bagaglio del viaggio “Cantiere Maggese”: un viaggio che deve seguire necessariamente il percorso avviato, fatto di partecipazione – progettazione dal basso – dialogo – confronto –  cooperazione, riconoscendo le comunità insediate come attori rilevanti dei processi di trasformazione.

In questo incredibile viaggio, noi vorremmo continuare ad esserci.

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