la terra cruda e l’esperienza di Geologika

COS’E’ LA TERRA CRUDA
La terra è un materiale universalmente diffuso ed utilizzato fin dalle origini dell’uomo;
impastata con paglia, sabbia ed acqua, è stata la tecnologia base non solo per la costruzione
delle prime case abitate dall’uomo ma anche della produzione di suppellettili, oggetti ed
immagini di culto, nonché delle primordiali espressioni artistiche. Evolutasi nel corso del
tempo, adattata a climi e latitudini diversi, questa tecnica costruttiva è ancor oggi capace di
creare dialoghi fra territori distanti, legami tra culture e popoli apparentemente distanti.
Con la terra cruda, cioè non cotta in fornace ma lasciata essiccare naturalmente al sole, ancora
oggi vengono costruite abitazioni ed edifici importanti non solo nei paesi terzi ma anche in
quelli industrializzati: il 40% della popolazione mondiale vive in case di terra e queste
costruzioni sono il segno di uno stretto legame con il territorio, di un modo di costruire e vivere
che si sviluppa in simbiosi con il paesaggio e l’ecosistema circostante senza alterarlo, senza
grandi impatti.
Il diffondersi di materiali introdotti sul mercato dalla moderna produzione industriale
ha portato a un progressivo abbandono di questa arcaica alta tecnologia, considerata
obsoleta ed indiscussa testimonianza di povertà, di emarginazione a livello sociale.
E’ tuttavia in corso una rivalutazione a livello mondiale della terra cruda, le elevate prestazioni
ecologiche, tecnologiche e culturali di questo straordinario materiale, la sua riciclabilità,
atossicità, elementarità, plasmabilità, suggeriscono un’inversione di tendenza, maggiore
considerazione e sperimentazione.
Storicamente, le case di terra erano costruite dagli abitanti stessi, insieme ai vicini ed agli
amici in un forma di festosa e mutuale condivisione del lavoro in cui ognuno contribuiva al
cantiere per quel che poteva o sapeva fare.
Modellare a mani nude lo spazio, insieme agli altri, aumenta la percezione di unità che collega
l’essere umano agli altri esseri umani ed insieme ai luoghi abitati.
La casa, la scuola,come la città, vengono intese non più come semplici contenitori ma come
luoghi in continua trasformazione, vivi e vitali.

PERCHE’ LA TERRA CRUDA A SCUOLA
Alla scuola sono tendenzialmente destinati sempre meno stanziamenti; a farne le spese molto
spesso sono gli studenti: sempre meno laboratori ad affiancare ed arricchire il normale corso
della didattica, ancora meno fondi per risistemare ed arricchire giardini e cortili, per estendere
il raggio di studio e di azione alla città circostante.
Gli spazi pubblici si riducono così a luoghi di passaggio, “vuoti” urbani e sociali che distruggono
progressivamente il tessuto connettivo che lega il cittadino al territorio e al suo ambiente
di vita.
Il duplice vantaggio di questo tipo di laboratorio risiede nella facilissima reperibilità e nel basso
costo delle materie prime necessarie, assieme alla possibilità per le ragazze ed i ragazzi di
imparare e crescere, ideando e costruendo in comune qualcosa che poi si conserverà tangibile
nel tempo, proprio negli spazi pubblici comuni.
Le abitudini dei giovani del nostro tempo sono influenzate spesso dalle mode, dai prodotti che
meglio si offrono al mercato; poco è lasciato alla fantasia ed alla creatività, insufficiente spazio
è concesso alle attitudini personali; in un immaginario preconfezionato non siamo più liberi di
esprimerci. Dietro i colori vivaci, la solidità, la facilità di pulizia di questo mondo patinato si
nascondono processi industriali molto invasivi ed un abnorme impiego di materie prime e di
energia; il tutto poi ci viene venduto a prezzi spesso inaccessibili.
Questo laboratorio, semplice ed economico, vuole contribuire ad invertire la tendenza riguardo
gli usi e consumi dannosi per l’ambiente che ci circonda: è riproducibile liberamente sia in
piccola che in grande scala, contribuisce all’espressione creativa attraverso il gioco, introduce
al piacere di creare liberamente le forme del proprio immaginario, stimola la fantasia oltre che
l’intelletto.
I cantieri di terra cruda sono luoghi in festa: il lavoro manuale, la condivisione delle decisioni,
l’organizzazione del “cantiere naturale” crea uno spirito di socialità tra le persone.
Con le mani ed i piedi nel fango si è tutti uguali, ognuno con il proprio ruolo e compito da
portare a termine per contribuire alla realizzazione complessiva del progetto.


2008: IL RACCONTO DELL’ESPERIENZA DELLA SCUOLA PRIMARIA GABELLI DI VENEZIA LIDO.

Nel laboratorio dello scorso anno scolastico i bimbi della scuola Gabelli hanno ideato, disegnato
e costruito la scenografia per la recita scolastica ed il leone alato, in seguito donato alla
Municipalità del Lido e collocato nell’entrata della sede.
Il laboratorio si è snodato in due appuntamenti:
un primo incontro nelle classi è stato finalizzato all’approccio al materiale; con l’ausilio di
grandi collage con fotografie,disegni ed appunti si sono percorsi la storia, l’utilizzo ed i pregi
della terra cruda; i bimbi hanno ascoltato e raccontato, espresso conoscenze e pareri; hanno
poi immerso le mani nelle varie componenti e nell’impasto, annusando e plasmando alcuni con
timidezza e altri con grande gusto.
La proposta delle maestre di immaginare assieme l’allestimento per la recita di fine anno è
stato accolta con entusiasmo e abbiamo ripercorso tutti insieme la vicenda della nascita del
simbolo di Venezia, il leone alato.
I bimbi si sono misurati con due lunghissimi fogli da disegno da riempire con idee legate ai
contenuti della recita: il primo gruppo, con i pastelli, ha delineato il profilo della città con le sue
case, campanili, cupole; il secondo gruppo, con i colori a cera ed i pennarelli, ha celebrato il
protagonista della storia, riempiendo il foglio di leoni alati di tutti i tipi, colori, misure.
Il disegno in libertà ha permesso quindi ai bimbi non solo di confrontarsi fra loro in modo
attivo e costruttivo ma anche di esprimersi in autonomia rispetto ai temi ed agli elementi da
rappresentare nella scenografia in terra: si è deciso, quindi, per uno sfondo con la
modellazione della città ed un bel leone con due grosse ali.
Visti i tempi stretti, i bambini non hanno partecipato direttamente alla preparazione delle
strutture che sono state approntate nei nostri laboratori.
L’azienda Celenit che produce per l’edilizia articoli ecologici in fibre di legno mineralizzate, ha
ricoperto volentieri il ruolo di sponsor inviando una campionatura di otto pannelli che sono
stati ritagliati seguendo il disegno fatto dai bambini.
La sagoma del leone è stata costruita attenendosi il piu’ possibile alle suggestioni espresse nei
disegni. Realizzato interamente con materiale riciclato dalla Biennale di Architettura 2006, il
leone contiene una la struttura portante in legno resa solidale con le zampe attraverso robuste
imbullonature, la forma del corpo è stato ottenuta con uno stretto intreccio di cordame di
canapa, poi imbottito con la paglia.
Il secondo incontro si è svolto nel giardino della scuola materna di Malamocco ed è stata una
vera festa. Con i bimbi della materna, i ragazzini della scuola elementare Gabelli hanno
dapprima organizzato il cantiere: gli spazi dell’impasto con il suo telone, le mastelle dell’acqua,
le strutture da intonacare; spontaneamente divisi in gruppi, poi, si sono occupati della
preparazione dei vari ingredienti terra, sabbia, paglia.
Felici soprattutto di sguazzare nel fango, hanno realizzato tutti assieme in brevissimo tempo
un impasto praticamente perfetto.
L’intonacatura dei pannelli è stato il primo approccio con la modellazione; distendendo la terra
ognuno ha potuto coglierne concretamente la consistenza, la lavorabilità, imparando nello
stesso tempo a gestire la coordinazione delle mani e delle dita e la forza da imprimere
soprattutto per livellare le superfici.
Il leone ha rappresentato, infine, il vero passaggio dal disegno all’oggetto reale, favorendo
fortemente nei ragazzini la percezione tridimensionale; ognuno ha potuto, a piacere, modellare
le parti piu’ grandi o cimentarsi nei dettagli piu’ piccoli e difficili;
sono state così plasmate le forme, lisciate le superfici e curati i particolari del muso, della
criniera e della lunga coda.
Sfruttando le loro capacità sensoriali, vedendo e toccando, i bimbi hanno appreso, compreso e
si sono lasciati rapire dal complesso mondo dei segni, delle forme, dei colori; hanno
sperimentato un nuovo modo di esprimersi e comunicare non solo con le parole, quindi, ma
anche attraverso gesti e raffigurazioni.
La splendida accoglienza che la Municipalità del Lido ha riservato al dono del Leone è il
riconoscimento del fatto che i piccoli sempre di più si affermano come cittadini attivi, coinvolti
nelle dinamiche culturali della città, capaci di re-interpretare e modificare anche
concretamente gli spazi in cui vivono.
(Dagli appunti di Paola Fachin e Giulio Grillo di geologiKa Venezia.)

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