Incontro-dibattito sulla Città vecchia con l’Assessore Barbanente

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Il 29 giugno al Palazzo di Città si è tenuto un incontro pubblico dal titolo Città vecchia di Taranto: Piano di risanamento e Ipotesi progettuali per l’emergenza abbandono.

“che dire…dopo la giornata di ieri ci sarebbe molto…ma si corre il rischio di cadere nelle solite lamentele e ci si arrocca sulle proprie posizioni (…) in tanti momenti mi sono sentito anch’io “impotente” (…) Poi ho iniziato a fare delle cose…con un po’ di fortuna, con delle circostanze favorevoli e con tanto impegno adesso siamo qui…contento dei risultati raggiunti anche insieme.”

Le parole scritte da Michele il giorno dopo ci fanno riflettere e capire che il suo atteggiamento è quello più giusto da tenere: lamentarsi è già indice di rassegnazione e la sfiducia blocca l’azione… e invece è necessario mantenere un atteggiamento positivo e costruttivo! Per questo non staremo qui ad elencare chi erano i presenti e se fra loro ci fossero o meno i “presunti responsabili” del degrado di Taranto vecchia; né faremo la cronaca per filo e per segno di ciò che è stato detto (per questo rimandiamo alla stampa locale!), ma parleremo soltanto di ciò che ci ha colpito positivamente, e cioè l’intervento dell’Assessore Regionale all’Urbanistica Angela Barbanente.

L’Assessore Barbanente, contraria ad una rivisitazione totale del Piano di Recupero della Città vecchia, ha suggerito l’utilizzo di nuovi e più adeguati strumenti, i Programmi Integrati di Rigenerazione Urbana (Legge Regionale 21/2008) che consentono di definire quali sono le “porzioni” di territorio da sottoporre con maggiore urgenza  ad  intervento, di individuare le risorse immediatamente dispiegabili per intervenire su dette aree e anche – e soprattutto! – i tempi previsti per l’attuazione dell’intervento stesso. Infatti, ha fatto notare l’Assessore, un piano di recupero “tradizionale” finisce con l’essere considerato “superato” perché il tempo che intercorre tra l’ideazione e la sua attuazione lo rende già vecchio nelle parti di territorio in cui non si fa in tempo ad intervenire, rendendo quindi necessari continui aggiornamenti e rivisitazioni per renderli di nuovo attuali.

Oltre all’entusiasmo con cui l’Assessore ha descritto questi nuovi strumenti e i loro vantaggi (i tempi medio-brevi di attuazione, le semplificazioni procedurali, gli incentivi e le agevolazioni per i finanziamenti) ciò che ci ha maggiormente colpito nei suoi discorsi è stato l’utilizzo delle parole partecipazione e autocostruzione. La rigenerazione della Città vecchia, infatti, non deve passare solo attraverso il recupero e la conservazione della “pietra” ma può avvenire unicamente se si interviene ad una rivitalizzazione del quartiere, che solo la partecipazione dei cittadini residenti – innanzitutto! – del pubblico, dei privati e delle associazioni può garantire.

  1. La partecipazione dei cittadini permetterebbe un “controllo dal basso” e l’individuazione di “linee guida” che solo dal confronto con chi quei luoghi li conosce e li abita da sempre possono scaturire
  2. La partecipazione degli enti pubblici dovrebbe assicurare il rispetto e la tutela degli interessi dei cittadini…e il diritto a vivere in maniera dignitosa in case pulite e sicure!
  3. La partecipazione dei privati fornirebbe aiuto e sostegno alle attività già esistenti e a quelle nuove per la crescita e la creazione di occupazione, trasformando la Città vecchia dall’attuale “ghetto” in un centro vitale, turistico e produttivo che valorizzi la creatività (magari riscoprendo gli antichi mestieri) e che sostenga l’inserimento nel mondo del lavoro delle fasce deboli.
  4. La partecipazione delle associazioni garantirebbe la presenza di mediatori che funzionino come un “filtro” capace di creare relazioni costruttive, efficaci e durature tra i cittadini e gli enti/istituzioni.

Infine, anche l’ultima parte dell’intervento dell’Assessore Barbanente è stata per noi spunto per una ulteriore riflessione: abbiamo una “percezione negativa”, quasi dispregiativa dello spazio pubblico come spazio di nessuno mentre esso, al contrario, è lo spazio di tutti! Basti pensare che – già nel nostro “piccolo”! –  le parti interne degli edifici, le nostre abitazioni private sono curate fin nel minimo dettaglio mentre le parti in comune no… Il problema è che non solo non si sente lo spazio pubblico come spazio “proprio”, ma soprattutto non si ha la capacità di vederlo come tale… è necessario quindi pensare a degli interventi che identifichino lo “spazio di tutti” in modo da renderlo chiaramente percepibile e riconoscibile rispetto al resto, per farlo riscoprire ai propri abitanti e permetterne la ri-appropriazione.

Questi interventi di identificazione, di ri-scoperta e ri-appropriazione degli spazi pubblici possono nascere solo da una partecipazione attiva degli abitanti (le cui opinioni divengono “dati” essenziali per la realizzazione di progetti veramente rappresentativi) e da una stretta collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, indispensabile per valutare la fattibilità tecnica ed economica dei progetti e per garantire organizzazione e cooperazione tra le parti.

In questo senso le iniziative del 22 novembre 2008 (Aspettando Cantiere Maggese) e del 20 giugno 2009 (Musica in Città vecchia) hanno segnato due momenti molto importanti in quanto hanno contribuito a creare occasioni di incontro e cooperazione tra i vari soggetti impegnati sul territorio; a favorire la nascita di relazioni con gli abitanti della Città vecchia e a sviluppare un rapporto “affettivo” non solo con le persone ma anche con quei luoghi attraverso il loro utilizzo e la condivisione di momenti di gioco e di festa. L’obiettivo di LABuat, adesso, è quello di continuare a percorrere questa strada, consolidando e rafforzando i rapporti finora creati con gli abitanti della Città vecchia, dando loro ascolto e individuando tutte le possibili strategie che ne consentano il pieno coinvolgimento e la totale partecipazione nei processi di trasformazione e ri-appropriazione di quegli spazi “di tutti/di nessuno”.

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